9 aprile 2012

Ogni volta è strano essere qui, camminare per strade che hai sempre percorso e sentirti un’estranea, quasi fuori-luogo e osservata da tutti.
I ricordi sfiorano la mente con un sorriso quasi beffardo, un sorriso amarodolce e tu ti senti a tratti confusa e a tratti compiaciuta da questa distanza che avvicina le cose e a volte anche le persone.

Eravamo tutti lì, in quel salotto e sembrava che il tempo avesse cambiato solo alcuni nostri aspetti fisici ma che il resto fosse rimasto sempre lì, in quel salotto come 7 anni fa.
Ce ne stavamo lì e ridevamo, scherzavamo, ci facevamo scherzi e con gli occhi, non troppo meravigliati, ci guardavamo e ci raccontavamo.

Poi il parco.

“Guarda, guarda le stelle.” e io penso: “Sì, le stelle come se non le avessi mai viste” poi alzo il capo e wow! *BOOOOM*
Le stelle, non le vedevo da quest’estate, a Milano le stelle non ci sono o meglio sono così lontane da essere visibili solo in pochi attimi in tutto l’anno grazie all’inquinamento luminoso.
E poi ci ritroviamo tutti a correre e a nasconderci dentro i cespugli, dietro gli alberi, nell’erba, ad avere 10 anni in cinque minuti.
Come se niente avesse importanza ma, oggi ne ha, visto che io e Pò abbiamo dolori alle cosce e camminiamo come pinguini.
Ma va bene anche questo perchè se prima ero la solita scassapalle che non voleva mettersi “in gioco” e attivarsi ora sono pronta a farlo, a dimostrare che dove c’è il divertimento posso esserci anch’io.

Con l’asfalto sotto le ruote, gli M83 allo stereo e una luna piena da film hollywoodiano cercavo di nonpensaresenzariuscircitroppo e respirando lentamente mi sono rannicchiata nel letto.
Ormai credo che dovrò solo arrendermi a tutti questi ricordi che affollano questi 60 chilometri di strada, non serve nè starci a pensare nè cercare di capire, perchè si sa che a volte le cose bisogna lasciarle andare.

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Sono giorni che non riesco a capire cosa mi succede, cosa mi passa per la testa, cosa mi passa per lo stomaco che continua a stringersi ogni volta che il pensiero non resta per terra.
Sarà stato quel maledetto sogno.
Quasi certamente.
E ora non riesco ad appigliarmi a nulla e fai male, fai male anche quando non dovresti e quando non vorrei perchè so che non ne ho proprio motivo. Ma quel sogno mi ha rovistato dentro, anche nei piccoli angoli dove c’era ancora della polvere, polvere fatta di ricordi.
E fai male.
Respiro a fatica, scaccio i pensieri tra le cose da fare e le cose che non ho voglia di fare, cercando contenere e contenermi.
Ma oggi non ce la faccio.
Dev’esser per forza stato quel maledetto sogno.
Certamente.
Eoracisonopezziditeovunqueenonhoilcoraggiodiraccoglierlioanchesolodiavvicinarmici.
Fai male.

E di colpo abbiamo 15 anni, spaziamo tra tutti i grandi pezzi dei SubsOnica e i Linea77, erano tempi felici, tempi in cui abbiamo assaggiato la libertà e da quel momento non ne potevamo più fare a meno.
Esistevamo solo noi, i nostri problemi e il cercare di risolvere tutto insieme, come una squadra, sempre uniti.
Uniti da un filo che ci sembrava d’acciaio ma che abbiamo scoperto essersi raffinato così tanto da essere sottile, sembrare rame, sfilacciarsi un po’.
E non riesco a non pensare ai momenti belli, al parco 2 giugno, ad entrare alla seconda ora (forse anche alla terza), ai “problemi” del sabato sera, al pullman delle 22.30 con i “zaguari”, alla complicità e a tutto quello che si dovrebbe provare nell’adolescenza.
Ci facciamo male ma siamo sempre lì, pronti ad accogliere le belle persone tra le braccia.

Non vedo l’ora di poter essere lì, accanto al mio (a)mare e tra le belle persone.

A cura di DAM|MADFoto a cura di:
DAM|MAD

Dinamiche amiche.

Sai quelle notti che sanno di adolescenza? Quelle in cui si sparano cazzate, si fanno cazzate, si sta insieme e non importa dove si è?
Ne ho appena vissuta una. Una di quelle in cui stai così bene da dimenticarti tutto il resto, da dimenticarti che ora sei una “persona nuova”, tanto da dimenticarsi del tempo passato e semplicemente godersi il momento.
Tra birra, pizza, sporcamuss e tequila il tempo è passato così in fretta da non rendersi conto che sono quasi le quattro del mattino, che mi sono sentita una diciassettenne per una seconda volta, che tutto sembrava così perfetto da non riuscire a separare le due realtà.
Siamo sempre gli stessi? Siamo cambiati? Siamo un po’ gli stessi ma cambiati?
Questo io non lo so, ma la conclusione di questa serata è che io sono così legata a questa città, a queste persone, a questa terra che è un po’ come quando sai che devi alzarti dal letto ma il tepore, il morbido cuscino e le calorose coperte ti fanno sentire così protetta da non riuscire a lasciarle del tutto. (chi mi conosce sa quanto amo il mio letto quindi questa è la giusta metafora)
Ritrovarvi, cari amici miei, è un po’ come ritrovare me stessa. La me stessa che è stata felice e che spera che lo sarà di nuovo molto molto presto.

//Piccola parentesi//
Per il resto sono tornata a casa con un gran vuoto nel cuore. Quello che più mi fa star bene è ahimè anche quello che mi ferisce di più.
Bevevo il mio sorso di tequila e inconsciamente ho pensato che era ora di vedersi, per dormire a casa tua, come succedeva tempo fa.
Ma tu non c’eri.
Tu non ci sei.
Credo sia arrivato il momento di guardare avanti, di concedere e concedermi una possibilità per essere felice, per sentirmi serena, per amare ed essere ricambiata.
In fondo sono stata sempre sincera con te e con il mio cuore, e se dopo quattro mesi io continuo a non essere la persona che vuoi accanto non posso che farmene una ragione, no?
E’ dura da accettare ma bisogna ingoiare il rospo che ho in gola, mettere da parte i sentimenti e camminare, camminare, camminare.
//Piccola parentesi finita//

Ora anche se Morfeo non arriva proverò a spegnere il cervello e a ripensare a tutto ciò che di bello ho avuto nella mia vita e mi sentirò un pizzico più fortunata per aver avuto voi accanto a me nel mio cammino.
Vi voglio bene.
(anche se il caffè faceva veramente caCare – Cafè Voltaire- Poggiofranco)