Del 12 giugno 2012, anche se un po’ in ritardo.

Sai di cosa è fatta la felicità?
Di vino bianco e gelato cioccoloso, di coccole sul divano e abbracci di mezzanotte, di temporali e coperte in cui rifugiarsi.
Un altro anno si aggiunge alla mia età, un altro anno è passato e non potrei essere più felice.
Perchè?
Perchè a volte hai solo bisogno di essere circondata di belle persone, di cucinare per loro e di parlare di cazzate.
Perchè a volte non c’è bisogno di scappare ed è una cosa a cui non sono molto abituata, a volte hai solo bisogno di esserci. Non solo per gli altri ma anche, e soprattutto, per te stessa.
Molte cose sono cambiate dall’ultima volta che ho scritto quissù, così tante da non poterle/volerle spiegare o elencare, chi c’è sa.
Chi c’è ha un posto speciale, qui in mezzo alle costole, e non ci sarebbe luogo migliore.
Svegliarsi con un caffè, seguito da pacco gigante di cereali e gelato,[con sottofondo gli Arcade Fire offerti dal piccolograndemac di Alberto] ma non prima di aver spento 23 cerini girando intorno al tavolo ed esprimendo un desiderio, lo stesso che esprimo da tempo e che fino ad ora è sulla buona strada per avverarsi.

Nota 1:[volevo scrivere altro ma direi che va bene anche così]

Dinamiche amiche.

Sai quelle notti che sanno di adolescenza? Quelle in cui si sparano cazzate, si fanno cazzate, si sta insieme e non importa dove si è?
Ne ho appena vissuta una. Una di quelle in cui stai così bene da dimenticarti tutto il resto, da dimenticarti che ora sei una “persona nuova”, tanto da dimenticarsi del tempo passato e semplicemente godersi il momento.
Tra birra, pizza, sporcamuss e tequila il tempo è passato così in fretta da non rendersi conto che sono quasi le quattro del mattino, che mi sono sentita una diciassettenne per una seconda volta, che tutto sembrava così perfetto da non riuscire a separare le due realtà.
Siamo sempre gli stessi? Siamo cambiati? Siamo un po’ gli stessi ma cambiati?
Questo io non lo so, ma la conclusione di questa serata è che io sono così legata a questa città, a queste persone, a questa terra che è un po’ come quando sai che devi alzarti dal letto ma il tepore, il morbido cuscino e le calorose coperte ti fanno sentire così protetta da non riuscire a lasciarle del tutto. (chi mi conosce sa quanto amo il mio letto quindi questa è la giusta metafora)
Ritrovarvi, cari amici miei, è un po’ come ritrovare me stessa. La me stessa che è stata felice e che spera che lo sarà di nuovo molto molto presto.

//Piccola parentesi//
Per il resto sono tornata a casa con un gran vuoto nel cuore. Quello che più mi fa star bene è ahimè anche quello che mi ferisce di più.
Bevevo il mio sorso di tequila e inconsciamente ho pensato che era ora di vedersi, per dormire a casa tua, come succedeva tempo fa.
Ma tu non c’eri.
Tu non ci sei.
Credo sia arrivato il momento di guardare avanti, di concedere e concedermi una possibilità per essere felice, per sentirmi serena, per amare ed essere ricambiata.
In fondo sono stata sempre sincera con te e con il mio cuore, e se dopo quattro mesi io continuo a non essere la persona che vuoi accanto non posso che farmene una ragione, no?
E’ dura da accettare ma bisogna ingoiare il rospo che ho in gola, mettere da parte i sentimenti e camminare, camminare, camminare.
//Piccola parentesi finita//

Ora anche se Morfeo non arriva proverò a spegnere il cervello e a ripensare a tutto ciò che di bello ho avuto nella mia vita e mi sentirò un pizzico più fortunata per aver avuto voi accanto a me nel mio cammino.
Vi voglio bene.
(anche se il caffè faceva veramente caCare – Cafè Voltaire- Poggiofranco)