Novembre / Pensieri-in-tumulto

Oggi camminavo verso casa sotto il tipico e ovattato grigiore milanese e mi sono resa conto che questa città dona il meglio di sè tra la nebbia e il toni di grigio, tra le temperature miti e il totale gelo.
Ho guardato il cielo e mi sono sentita a casa.
Mi mancherà questa quotidianeità che pian piano va scemando da quattro mesi.
L’università, i professori, gli amici.
Chiudo gli occhi e già mi mancano.
Mi mancherà il calore della mia piccola casa, il suo essere vuota e il suo essere piena a ritmi lenti e intensi.
Devo ammettere che trovo qualche difficoltà ad affacciarmi al domani, mancanza d’ossigeno.

Uno stormo di centinaia di rondini svolazzavano sulla mia testa, percorrevano vie non lineari tra due punti paralleli.
Il mio tetto e la gru gialla.
Ho il vago sospetto, se non una consapevolezza inconscia, che ognuna di quelle rondini che oggi hanno incrociato il mio sguardo sia un pensiero.
Un pensiero che mi spaventa e che mi eccita allo stesso tempo. Ho inforcato con una velocità e voglia immane la macchina fotografica, con una tale voracità, una voracità che non avevo da tanto.
Tutt’ad un tratto mi sono sentita vuota, non più piena di quella sazietà e saturazione visiva che mi porto ormai da qualche mese.
Ho voluto catturare attraverso l’obbiettivo tutti quei pensieri che, a mani nude, mi scivolano tra le mani come piccoli pesci rossi e creano piccoli vuoti dentro.
Ho salutato le rondini, gli ho detto arrivederci nella speranza di ritrovarle qui, in tempo, prima di ripartire.

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