Novembre / Pensieri-in-tumulto

Oggi camminavo verso casa sotto il tipico e ovattato grigiore milanese e mi sono resa conto che questa città dona il meglio di sè tra la nebbia e il toni di grigio, tra le temperature miti e il totale gelo.
Ho guardato il cielo e mi sono sentita a casa.
Mi mancherà questa quotidianeità che pian piano va scemando da quattro mesi.
L’università, i professori, gli amici.
Chiudo gli occhi e già mi mancano.
Mi mancherà il calore della mia piccola casa, il suo essere vuota e il suo essere piena a ritmi lenti e intensi.
Devo ammettere che trovo qualche difficoltà ad affacciarmi al domani, mancanza d’ossigeno.

Uno stormo di centinaia di rondini svolazzavano sulla mia testa, percorrevano vie non lineari tra due punti paralleli.
Il mio tetto e la gru gialla.
Ho il vago sospetto, se non una consapevolezza inconscia, che ognuna di quelle rondini che oggi hanno incrociato il mio sguardo sia un pensiero.
Un pensiero che mi spaventa e che mi eccita allo stesso tempo. Ho inforcato con una velocità e voglia immane la macchina fotografica, con una tale voracità, una voracità che non avevo da tanto.
Tutt’ad un tratto mi sono sentita vuota, non più piena di quella sazietà e saturazione visiva che mi porto ormai da qualche mese.
Ho voluto catturare attraverso l’obbiettivo tutti quei pensieri che, a mani nude, mi scivolano tra le mani come piccoli pesci rossi e creano piccoli vuoti dentro.
Ho salutato le rondini, gli ho detto arrivederci nella speranza di ritrovarle qui, in tempo, prima di ripartire.

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9 aprile 2012

Ogni volta è strano essere qui, camminare per strade che hai sempre percorso e sentirti un’estranea, quasi fuori-luogo e osservata da tutti.
I ricordi sfiorano la mente con un sorriso quasi beffardo, un sorriso amarodolce e tu ti senti a tratti confusa e a tratti compiaciuta da questa distanza che avvicina le cose e a volte anche le persone.

Eravamo tutti lì, in quel salotto e sembrava che il tempo avesse cambiato solo alcuni nostri aspetti fisici ma che il resto fosse rimasto sempre lì, in quel salotto come 7 anni fa.
Ce ne stavamo lì e ridevamo, scherzavamo, ci facevamo scherzi e con gli occhi, non troppo meravigliati, ci guardavamo e ci raccontavamo.

Poi il parco.

“Guarda, guarda le stelle.” e io penso: “Sì, le stelle come se non le avessi mai viste” poi alzo il capo e wow! *BOOOOM*
Le stelle, non le vedevo da quest’estate, a Milano le stelle non ci sono o meglio sono così lontane da essere visibili solo in pochi attimi in tutto l’anno grazie all’inquinamento luminoso.
E poi ci ritroviamo tutti a correre e a nasconderci dentro i cespugli, dietro gli alberi, nell’erba, ad avere 10 anni in cinque minuti.
Come se niente avesse importanza ma, oggi ne ha, visto che io e Pò abbiamo dolori alle cosce e camminiamo come pinguini.
Ma va bene anche questo perchè se prima ero la solita scassapalle che non voleva mettersi “in gioco” e attivarsi ora sono pronta a farlo, a dimostrare che dove c’è il divertimento posso esserci anch’io.

Con l’asfalto sotto le ruote, gli M83 allo stereo e una luna piena da film hollywoodiano cercavo di nonpensaresenzariuscircitroppo e respirando lentamente mi sono rannicchiata nel letto.
Ormai credo che dovrò solo arrendermi a tutti questi ricordi che affollano questi 60 chilometri di strada, non serve nè starci a pensare nè cercare di capire, perchè si sa che a volte le cose bisogna lasciarle andare.

La neve continua a cadere.

“La neve aveva creato quell’atmosfera che solo lei riesce a fare.
Tu camminavi ondeggiando e strisciando gli stivali nella neve ghiacciata per terra, per paura di scivolare e fare una figuraccia.
Ti facevi strada tra i fiocchi di neve, tra la gente che camminava al rallentatore, tra le biciclette con su 9 centimetri di neve.
La sciarpa ti copriva tutto il collo tranne un pezzo di nuca, quella nuca che più volte ho baciato, sfiorato, annusato, a cui mi sono appoggiata.
Ti fissavo le mani, non indossavi i guanti che ti avevo regalato e le dita erano rosse.
Rosse come le illustrazioni che tanto adoravi, che bramavi, che sentivi parte di te.
Ci separava un metro ma mi sembravano chilometri, sapevo sarebbe stata la fine.
La fine di noi.
L’unica cosa che mi era rimasta erano le tue orme nella neve, il tuo pezzo di nuca, le tue mani rosse, le tue cuffie arancioni, l’ultima immagine prima di scomparire dai miei occhi.
Tu camminavi e io mi sono fermata, ti ho fissato nella memoria per un’ultima volta e mi sono girata.
Ho fissato l’addio nei miei occhi e ti ho lasciato andare, ondeggiando e strisciando gli stivali nella neve ghiacciata per terra, per paura di scivolare e fare una figuraccia.

La neve continua a cadere.

Ha cancellato tutte le orme ne ha create altre le ha cancellate ancora.
La neve si accumula assieme ai passi che hai creato senza di me senza voltarti senza guardarmi con le tue mani rosse e le cuffie arancioni con la neve sul viso e le lacrime nel cuore perché anche tu sapevi che quello era un addio.
Un addio silenzioso ma fatto di mille parole di mille gesti di mille lacrime che abbiamo già detto già urlato già sussurrato.

La neve continua a cadere.

E noi non ci siamo più.”

Sentir freddo a settembre.

Sai cosa vorrei?
Che fosse inverno, ripararmi dal freddo con sciarpa, guanti e cappello.
Girare Milano con la musica nelle cuffie, fermarmi nelle librerie e guardare la gente sorseggiando un thè caldo. Tornare a casa e trovare come al solito un caldo tropicale.
Rintanarmi sotto le coperte, sognare un mondo migliore, sentirmi amata.
Vorrei essere soddisfatta di me stessa, della mia vita, orgogliosa di ciò che ho costruito finora.
Prendere i mezzi e andare al cinema, da sola, guardare la gente con gli occhi incollati allo schermo che si commuove, piange, ride, si infastidisce.
Raccimolare pochi vestiti, la macchina fotografica, la valigia e partire per paesi gelati, fatati, ancora più su, ancora più a Nord. Riscoprirmi a casa ovunque io vada, ovunque io sia, nelle braccia di qualcuno o in un supermercato.
Vorrei sentire l’odore di neve anche con i 29 gradi di settembre.

P.s. I post precendenti sono stati temporaneamente oscurati.

Questo è Halloween!

Halloween a casa
Questa è casa mia e sua addobbata per l’occasione!
Quest’anno Halloween lo passiamo in casa, a coccolarci tra purè di patate e noce moscata, e davanti a un bel film.
Qui a Milano oggi piove ininterrottamente da ieri sera alle undici, ho cercato di scacciare via la malinconia ogni ora in questa giornata e posso dire di avercela fatta! Mission accomplished!
Domani spero di essere più produttiva e di svagare un po’ il cervello fuori da questa casa. Se aspetto che la vita bussi alla mia porta allora posso benissimo spararmi adesso, lo so lettori, lo so.
Oggi ho riprovato ad usare Corel Painter ma si è bloccato tutto e non riusciva a resettare il computer, ho avuto un attimo di panico, ma grazie alla mia geek-osità sono riuscita a risolvere tutto.
Corel è un programma molto interessante, peccato che non riesca a capirci un H! Sarà per il poco tempo a cui mi ci dedico, sarà anche che l’interfaccia non è stimolante ma prometto di impegnarmici.
Martedì ricominciano i corsi, e io non sto nella pelle.
Si inizia proprio con Illustrazione e io non ho la minima idea di quello che si sia da fare/portare per la prima lezione. Chissà 🙂
Per il momento vi lascio una piccola chicca di quello che sono riuscita a fare stasera, una piccola fragolina.
Buonanotte. 🙂