Neurotrasmettitorisinapsielettrochimiche.

Sono giorni che non riesco a capire cosa mi succede, cosa mi passa per la testa, cosa mi passa per lo stomaco che continua a stringersi ogni volta che il pensiero non resta per terra.
Sarà stato quel maledetto sogno.
Quasi certamente.
E ora non riesco ad appigliarmi a nulla e fai male, fai male anche quando non dovresti e quando non vorrei perchè so che non ne ho proprio motivo. Ma quel sogno mi ha rovistato dentro, anche nei piccoli angoli dove c’era ancora della polvere, polvere fatta di ricordi.
E fai male.
Respiro a fatica, scaccio i pensieri tra le cose da fare e le cose che non ho voglia di fare, cercando contenere e contenermi.
Ma oggi non ce la faccio.
Dev’esser per forza stato quel maledetto sogno.
Certamente.
Eoracisonopezziditeovunqueenonhoilcoraggiodiraccoglierlioanchesolodiavvicinarmici.
Fai male.

E di colpo abbiamo 15 anni, spaziamo tra tutti i grandi pezzi dei SubsOnica e i Linea77, erano tempi felici, tempi in cui abbiamo assaggiato la libertà e da quel momento non ne potevamo più fare a meno.
Esistevamo solo noi, i nostri problemi e il cercare di risolvere tutto insieme, come una squadra, sempre uniti.
Uniti da un filo che ci sembrava d’acciaio ma che abbiamo scoperto essersi raffinato così tanto da essere sottile, sembrare rame, sfilacciarsi un po’.
E non riesco a non pensare ai momenti belli, al parco 2 giugno, ad entrare alla seconda ora (forse anche alla terza), ai “problemi” del sabato sera, al pullman delle 22.30 con i “zaguari”, alla complicità e a tutto quello che si dovrebbe provare nell’adolescenza.
Ci facciamo male ma siamo sempre lì, pronti ad accogliere le belle persone tra le braccia.

Non vedo l’ora di poter essere lì, accanto al mio (a)mare e tra le belle persone.

A cura di DAM|MADFoto a cura di:
DAM|MAD

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Profumo di fine settembre.

Ti ricordi quell’odore?
In due secondi sono tornata indietro ed eravamo io e te, era settembre e aveva da poco smesso di piovere. Io ero fuori e saltavo sulla coperta che utilizzavamo come palco e tu eri accanto a me.
Si stava bene tanto tempo fa, tutti in campagna, fino alla fine di settembre. A fare i compiti in veranda, a saltare e a ballare con le cassette di Ricky Martin tarocche, a giocare con le formiche e a correre nella terra.
Quell’odore è la terra bagnata, è il sangue che scorre sotto il terreno, è la felicità di un clima più mite, siamo io e te che ci prepariamo per andare a scuola.
Raccogliendo capperi trascorrevamo le nostre giornate, cambiandoci d’abito almeno cinque volte al giorno, cercando ogni anno di far “funzionare” quella maledetta altalena fatta di funi.
Le more. Te le ricordi?
Correvamo con le bici per andare a trovarle, scavalcavamo ogni muretto per cercarle.
E le mandorle?
Quanto erano buone quelle bianche, non tostate, appena colte dall’albero. Ne andavo pazza.
Poi siamo cresciute, non ci bastava più essere isolate. Volevamo essere libere di poter andar via.
L’unica cosa che vorrei adesso e restarmene sul dondolo, avere le vertigini dal troppo dondolare e gustarmi ogni minuto di vita.