Vorrei solo restare tra le tue braccia, ancora una volta, annusar-ti fino a diventare matta.
Oggi ho sentito il tuo profumo mentre tornavo a casa, guardavo le stelle e magicamente ero lì, tra le tue braccia, ancora una volta.
Le tue braccia mi hanno accolta quando non avevo un posto, un posto così, un posto che ti sconvolge dall’interno e che ti appartiene senza averlo mai visto.
Ed era come esplorare un nuovo corpo, la pelle liscia, l’odore di un profumo sconosciuto, il sapore di un cappuccino preso da Costa, una lingua mai parlata, ma che mi appartiene da sempre.
Ti sfioro, mi prendi e mi butti nel tuo vortice, un vortice quasi letale, che mi spinge al limite, che mi spinge a credere che la vita valga la pena di essere vissuta.
Spero di poter provare queste sensazioni anche altrove anche senza di te, mia anima cara, tu che mi hai stregata e mi tieni.

Vorrei solo restare tra le tue braccia, ancora una volta, annusar-ti fino a diventare matta.

Non ho ancora riposto le tue cose in una scatola, sono sparse nel comodino e per ora va bene così.
Mi manchi, mi manca tutto di te.
A volte penso che vorrei essere lì. Lì con te. Lì dentro di te.
Inspirare e espirare la tua essenza senza fermarmi mai, tra i tuoi malumori e le tue tragedie, tra il sonnecchiare mattutino e la notte che inizia quando c’è ancora la luce.
Ho trovato conforto nelle tue braccia, conforto e comprensione e passione e amarezza e paura e dolcezza.

Vorrei solo restare tra le tue braccia, ancora una volta, annusar-ti fino a diventare matta.

Londra tu sei mia, io sono tua. Sempre.

Nello specchio

Era una ragazza estremamente fragile ma con una dura corazza. Avete presente il soufflè?
Sotto quella dolce corazza si nascondeva un cuore di cioccolato fuso che era pronto ad essere scoperto e mangiato:
Aveva le più strane manie, spegneva tutte le sigarette accese trovate per terra, apriva le mani quando il vento era forte immaginando fosse la mano di un’amore perduto.
Aveva un’addizione cronica per il caffè, raccontava infatti che il suo corpo era costituito dal 70 % di caffè e dal 20 % di acqua, aveva fumato la sua prima sigaretta l’11 settembre del 2002 ma non aveva mai preso il vizio, ogni inverno comprava una nuova sciarpa di lana diversa dalle altre, Amava il suono della chitarra ma non aveva mai realmente provato a suonarne una.
Passava intere giornate in libreria fantasticando di essere una regina d’Irlanda o una poetessa delusa dalla vita ma soprattutto era una sognatrice, una di quelle irrecuperabili.
Sognava un mondo in cui i piccoli gesti avevano la loro importanza, sognava che la gente fosse libera da pregiudizi e disposta a raccontarsi per crescere insieme.
Aveva avuto per molto tempo la convinzione di non poter dire la sua ed era stata in precedenza così pigra da non reagire, ma l’adolescenza le aveva donato nuove virtù, la voglia di lottare e il coraggio per farlo.
Molti le avevano detto che non poteva farcela, che era inutile, che non aveva talento. Ma aveva sempre trovato il modo di rialzarsi, aiutata anche dalle persone care, ma soprattutto dalla voglia di essere, di vivere e non sopravvivere; dando il meglio e il peggio di sè in tutto ciò che faceva con la speranza di un domani migliore, in cui viene premiato il talento e la voglia di fare, di mettersi in gioco.
Una delle cose che più mi rimase impresso quando la vidi fu la trasparenza dei suoi occhi.
Nei suoi occhi c’erano pregi e difetti, virtù e idiozia, la vita e la morte. Ma soprattutto la vita.
Come faccio a conoscerla così bene?
Perchè io sono lei, ma dall’altro lato dello specchio.